Isvara

Madonna di Fatima

Tra le apparizioni mariane quella di Fatima è una delle più conosciute, anche perché riconosciute della Chiesa, che ne autorizza il culto. Vicino la città di Fatima, in Portogallo, tre pastorelli il 13 maggio del 1917 videro scendere una nube e al suo diradarsi apparve una donna vestita di bianco con in mano un rosario.

©panthermedia.net/Ricardo Perna

©panthermedia.net/Ricardo Perna

Gli incontri si ripeterono il 13 di ogni mese dal 13 maggio al 13 ottobre e durante questi incontri la Madonna riferì ai bambini importanti messaggi, che interessavano accadimenti futuri. Ecco che il primo messaggio conteneva espliciti riferimenti all’imminente fine della guerra, nei successivi messaggi la Madonna parlava di un conflitto ancora peggiore di quello in corso, riferendosi ovviamente alla Seconda Guerra Mondiale e si accennò anche alla Russia e al suo ruolo sempre maggiore nella vita politica mondiale. Generalmente si parla dei tre segreti di Fatima, anche se in realtà questi sarebbero solo parti di un’unica rivelazione, che per la chiesa cattolica rientra nelle cosiddette “rivelazioni private”. La terza parte del messaggio della Madonna di Fatima si riferirebbe all’attentato del 1981 ad opera del Lupo Grigio ai danni di Papa Giovanni Paolo II.

Due dei pastorelli coinvolti nelle apparizioni ebbero vita molto breve, così come aveva predetto loro la Madonna: Francisco Marto nacque nel 1908 e morì nel 1919 dopo una malattia, la sorella Giacinta nata nel 1910 morì invece nel 1920 a causa di una pleurite. L’altra bambina Lucia dos Santos, nata nel 1907 da una famiglia anche questa molto modesta, entrò nel 1925 nell’Ordine delle Dorotee e nel 1948 entrò nel Carmelo di Santa Teresa a Coimbra sempre in Portogallo con il nome di suor Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato. Morì nel 2005 nel monastero all’età di 97 anni.

Alimentazione corretta

Vivere in equilibrio con se stessi e l’ambiente circostante, vincere le pulsioni negative tramite il sorriso e la concentrazione sono solo alcuni degli aspetti che interessano la vita di chi pratica la meditazione, migliorandola nella sua sostanza e nella sua forma. Un aspetto di fondamentale importanza è un’alimentazione sana, variegata e capace di dare armonia e nutrimento al corpo.

 

© luigi giordano - Fotolia

© luigi giordano - Fotolia

Molto diffusa tra chi pratica la meditazione è la dieta vegetariana che affonda le sue radici nell’India antica ed è strettamente legata al concetto di non violenza nei confronti di altri esseri viventi. Aldilà delle preferenze e dalle scelte di ciascuno fondamentali sono alcuni punti chiavi per un’alimentazione corretta. Innanzitutto la distribuzione dei pasti deve essere regolata, in modo da fornire all’organismo la giusta quantità energetica, senza lasciare spazio a desideri alimentari non corretti e incontrollati. Bisogna preferire alimenti in linea con i ritmi delle stagioni per una maggiore armonia con la natura e per avere la certezza di non nutrirsi di alimenti coltivati con prodotti dannosi fuori dalla loro stagione di maturazione. I prodotti alimentari migliori sono quelli a km zero, che prendono la loro dicitura a prestito dal settore delle automobili, auto a km 0, e indicano in questo contesto quegli alimenti ottenuti nel rispetto dell’ambiente, la cui produzione avviene a una distanza non superiore ai 50 km.

Alimenti quindi freschi, di stagione, poco lavorati che conservano al meglio le loro proprietà nutritive e assicurano all’organismo il giusto apporto di sostanze all’interno di una dieta variegata. In questo modo i benefici per il corpo saranno visibili e avranno grande influenza sull’equilibrio psico-fisico dell’individuo, capace di armonizzare il corpo con la mente e la natura.

Meditazione trascendentale

Mahesh Prasad Varma nacque in India e dopo la laurea in Fisica iniziò il suo cammino spirituale con il guru Brahmananda Saraswati, maestro dell’ Advaita Vedanta. Nel 1956 con il nome di Maharishi fonda il “Movimento di Sviluppo Spirituale” che diventerà “Movimento di Rigenerazione Spirituale” nel 1958.

© Richard Robinson - Fotolia

© Richard Robinson - Fotolia

A questo punto la sua tecnica di meditazione trascendentale inizia a spargersi nel mondo e toccherà nel corso degli anni Sessanta anche l’Europa. Personaggi di spicco quali i Beatles ad esempio concorrono a far conoscere con la loro adesione questo tipo di meditazione e negli anni 70 diventa un vero e proprio fenomeno di massa, tanto che nel 1972 Maharishi si pone l’obiettivo di creare 3.600 centri nel mondo e avviare così un processo di rigenerazione delle condizioni psicologiche dell’umanità con conseguenti miglioramenti anche sul piano sociale e politico.

Nel 1975 viene fondata in Svizzera l’Università Europea di Ricerca Maharishi e iniziano duri attacchi alla pratica insegnata che si dichiara estranea a qualsiasi tipo di religiosità e che prevede esercizi mirati capaci di fornire all’adepto la comprensione del passato e la percezione del futuro. Le critiche investirono specialmente gli Stati Uniti in cui la pratica trascendentale veniva insegnata nelle scuole; i detrattori sostenevo infatti che si trattasse di una pratica religiosa e pertanto non doveva essere insegnata nelle scuole.

Oggi i centri sono ancora molto attivi nel mondo e anche in Italia e insegnano in un corso preparatorio a chi desidera avvicinarsi a questo tipo di pratica una serie di mantra. Questi verranno poi ripetuti per una quindicina di minuti la sera e la mattina seduti con gli occhi chiusi, lo scopo è lo sviluppo del potenziale umano  e dell’energia che ognuno di noi ha dentro di se, tramite il raggiungimento di uno stato mentale di naturale “consapevolezza senza oggetto”, in grado di rilassare la mente e il corpo.

Dervisci

Parte integrante della cultura islamica è il misticismo del Sufismo, i cui adepti sono spesso riuniti in confraternite. In questo contesto mistico si inseriscono anche alcuni discepoli che intraprendono un percorso di ascesi e comunione con Dio, definiti Dervisci.

© mehmetcanturkei - Fotolia.

© mehmetcanturkei - Fotolia.

Questi asceti vivono generalmente in povertà e ricordano per molte caratteristiche i frati mendicanti cristiani. Si caratterizzano per l’indifferenza alle cose materiali, il cui fine ultimo è la comunione con la divinità. Uno dei più famosi ordini di asceti è l’Ordine di Mevlevi in Turchia, conosciuto perché gli adepti praticano una forma di danza sacra molto suggestiva e faticosa. Si tratta in pratica di una danza turbinante, perché il discepolo gira vorticosamente su stesso per tempi lunghissimi, variando le posizioni degli arti a seconda del messaggio che vuole lanciare. Le danze si caratterizzano infatti per essere il metodo più antico di trasmissione dei misteri. Il fine ultimo è quello di raggiungere in tal modo l’estasi mistica, un percorso molto lungo per il quale il derviscio impiega anni in esercizi non solo spirituali, ma anche fisici.

L’addestramento all’interno delle comunità, paragonabili alle monastiche cristiane, prevede tecniche che si basano anche sull’utilizzo di uno strumento simile a un albero. Dalla base partono diversi rami che a loro volta si diramano ulteriormente, collegati tra loro da sfere d’avorio. Questa struttura ricorda quella delle articolazioni scheletriche. Questo strumento mostra, attraverso le indicazione dei Maestri, le posizioni che i discepoli dovranno assumere per ore e ore, in modo tale che riescano a identificarsi completamente con quella determinata postura.

Penitenza e meditazione fanno parte dell’educazione del derviscio che, una volta terminato il percorso di studio, inizia la sua danza roteante, in cui la mano sinistra è rivolta verso la terra e quella destra verso il cielo, in una sintesi tra mondo terreno  e ultraterreno di cui egli diventa messaggero.

Gli inizi della riforma protestante

Nel XVI secolo nacque il protestantesimo, un movimento religioso cristiano nato in Germania, che ebbe anche dei risvolti importanti a livello politico. Il fondatore della protesta è Martin Lutero, nato nel 1483 a Eisleben. La riforma ebbe esattamente inizio nel 1517, quando Lutero pubblicò le sue 95 tesi schierandosi contro il commercio delle indulgenze in Germania ed in altre parti d’Europa. Dopo l’affissione delle tesi sul portone della Cattedrale di Wittemberg il 31.10.1517 come forma di protesta contro la Chiesa, Martin Lutero fu accusato di eresia dai domenicani che lo convocarono a Roma per discolparsi. Uno dei motivi che indusse Lutero alla protesta fu la reclamazione di una forma di cristianesimo più austero e più vicino alle vere esigenze del popolo. Questa corrente di pensiero rinnovatore attraversò già l’Europa nel tardo Medioevo e venne sostenuto particolarmente dalla classe borghese. All’inizio il movimento protestante era nato come movimento dissenziente, ma riuscì a diffondersi ed imporsi in molte aree europee grazie all’appoggio politico di molti principi, che ne fecero la loro religione di Stato.

© steschum - Fotolia

© steschum - Fotolia

Il luteranesimo previde un diverso approccio delle Sacre Scritture rispetto alla Chiesa Cattolica, quindi una verificazione delle dottrine cattoliche riesaminando la Bibbia. Inoltre per consentire al popolo di leggere la Sacra Scrittura, che non conosceva il latino, Lutero tradusse la Bibbia dall’ebraico e dal greco al tedesco. Sebbene non fosse la prima traduzione in tedesco, la Bibbia tradotta da Lutero divenne la più importante versione tradotta in tedesco. Per quanto riguarda l’Eucaristia il movimento luterano negò la transustanziale, quindi la presenza reale di Gesù tramite la trasformazione di pane e vino in corpo e sangue di Cristo. Inoltre la Riforma negò la presenza di intermediari tra Dio e l’uomo al di fuori di Gesù, quindi rifiutò l’invocazione dei santi, di Maria e non riconobbe il ruolo del Papato.
Altri protagonisti importanti della riforma furono Giovanni Calvino, Ulrico Zwingli, Thomas Müntzer e Filippo Melantone. In Italia oggi il protestantesimo conta 700.000 fedeli.

Destinazione Mecca

Per antonomasia la città santa dell’Islam, la Mecca, ovvero Makka al-Mukurrama, è una città situata dell’Arabia Saudita occidentale. La Mecca è la città natale del profeta mussulmano Maometto, nato circa nel 570 d.C.

© Mohamed Noor bin Che - Fotolia

© Mohamed Noor bin Che - Fotolia

La città situata nella regione di Hegiaz e capoluogo della omonima provincia è nota soprattutto per i pellegrinaggi annuali dei credenti islamici, che secondo quanto scritto nel Corano vanno eseguiti almeno una volta nella vita se le condizioni fisiche ed economiche lo permettono. La Mecca è la meta santa del pellegrinaggio canonico detto hajj, il quinto pilastro dell’Islam. I cinque pilastri fondamentali costituiscono la testimonianza di fede, le preghiere rituali, il digiuno durante il mese di Ramadan, l’elemosina canonica e infine il pellegrinaggio a La Mecca.

La Mecca era in precedenza dominata dalla tribù dei Banu Quraysh che portarono la città ad essere un importante centro commerciale grazie all’organizzazione annuale di due grandissime caravane che univano il meridione arabo al settentrione siro-palestinese. Le caravane venivano trainate da 2.000 dromedari e altrettanti asini percorrendo l’intera tratta di Hijaz in poco più di due mesi. Una delle soste era la città di Mecca, dove era situato il santuario preislamico Ka’ba, un edifico dedicato al culto della divinità di Hubal. Il tempio venne poi identificato dal profeto Maometto come il primo tempio divino dell’Islam dopo la conquista della sua città natale nel 630. Secondo la tradizione islamica il tempio venne direttamente fatto discendere da Dio dal paradiso.
La città è suddivisa in due parti (Città Alta e Città Bassa) dalla Grande Moschea al centro, dove i religiosi esercitano il rito della preghiera. La Moschea è stata consacrata da Maometto e consiste in un vastissimo cortile porticato, interamente ristrutturato nel XVI secolo, all’interno del quale, oltre alla Ka’ba, si trovano altri monumenti sacri.

Santiago de Compostela

Se è vero che importante non sia il luogo della destinazione, quanto il viaggio che s’intraprende per raggiungerlo, il Cammino di Santiago de Compostela spiega al meglio questo concetto. Un percorso che attira milioni di fedeli da tutto il mondo e che si costituisce come esperienza unica per i pellegrini. Un cammino a tratti difficoltoso, lungo e impervio come difficili e ambigue sono le strade che portano alla comprensione ultima della spiritualità umana.

© PANORAMO - Fotolia

© PANORAMO - Fotolia

Il percorso ha come destinazione finale la tomba di Giacomo il Maggiore che, secondo la tradizione, custodisce il corpo dell’apostolo. Si narra infatti che il martire, dopo aver evangelizzato la Spagna e in particolare la Galizia, tornò in Palestina dove fu decapitato per volere di Erode Agrippa nel 44 d.C. Fu allora che i suoi discepoli, guidati da un angelo, lo trasportarono in barca in Galizia dove lo seppellirono. La tomba fu scoperta da Pelagio nell’813 su indicazioni celesti che illuminavano il luogo con luci simili a quelle delle stelle. Ecco perché si suppone che il nome Compostela derivi da “Campus Stellae”, campo della stella o anche da “Campos Tellum”, terreno di sepoltura.

Nella tradizione soprattutto ispanica la figura di Giacomo è identificata con quella del Matamoros, una sorta di precursore dei crociati, che avrebbe guidato su un cavallo bianco la vittoria dei cristiani di Ramiro I d’Asturias sui musulmani di AL-Andalus nell’844. I percorsi verso Santiago sono molteplici, tra i quali quelli marittimi, che furono i maggiormente attraversati nel passato. Oggi le principali vie di terra sono la via Francigena e la via Tolosana fino ai Pirenei, la via Podense, la via Turonense, la via Lemovicense.

Il numero dei pellegrini che annualmente la percorrono, specie per la data del 25 luglio, festa del santo, è sempre maggiore e dal 1987 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto il percorso di Santiago di Compostela come itinerario culturale europeo.

La meditazione nello Yoga

Il termine meditazione deriva dal latino “meditatio” e significa riflessione. La meditazione definisce una tecnica di concentrazione della mente su uno o più oggetti, immagini e pensieri ed ha una tradizione religiosa, spirituale o filosofica. In alcuni casi può anche avere semplicemente l’obiettivo di migliorare il proprio stato psicofisico senza avere nessuna attinenza religiosa o spirituale. Ad esempio in Occidente molti praticano la meditazione durante la pratica dello Yoga solamente per raggiungere una condizione psicofisica migliore. La vita quotidiana ricca di stimoli spesso non ci permette di ritagliarci uno spazio solo per noi stessi e di concentrare le nostre forze solo sulla nostra mente e sul nostro corpo.

© Kati Molin - Fotolia

© Kati Molin - Fotolia

Nello Yoga la meditazione occupa un ruolo fondamentale ed ha un’importanza determinante. Con il termine Yoga che significa “aggiogare, unire, legare” si indicano delle pratiche ascetiche e meditative che risalgono a migliaia di anni fa. La parola è di origine sanscrita e viene dunque utilizzata nella terminologia della religione buddista e giainista. Lo Yoga è un modo sorprendente per distogliere l’attenzione dai problemi presenti di qualsiasi natura che ci indeboliscono focalizzando l’attenzione durante la pratica completamente sul nostro corpo. Questa capacità accresce la consapevolezza dei processi fisici e di conseguenza anche psichici, purificando i canali energetici.

Nello Yoga con il termine meditazione si intende di solito la fissazione della mente sul respiro e sulla consapevolezza del proprio corpo cercando di svuotare la mente dai pensieri e problemi. Attraverso le pratiche dello Yoga si può infatti sviluppare consapevolezza e disciplina interiore rafforzando il proprio equilibrio e la stabilità del corpo. Molti studi hanno evidenziato la efficacia della meditazione nelle diminuzione di ansia e stress e nel miglioramento generale della salute.

Dea Kali

Rappresentata e descritta di colore nero o con la lingua grondante di sangue, nuda, con le ghirlande di teste tagliate, con un’ascia nelle mani la Dea Kali è sicuramente una divinità che colpisce molto l’immaginario occidentale per il suo mistero e la sua ambiguità. Vari nomi le attribuiscono i fedeli, Bhairavi  che significa la spaventosa, Chamunda l’assassina, Chandi l’aggressiva o Jari-Mari la calda-fredda.

© Brad Pict - Fotolia

© Brad Pict - Fotolia

Queste e altre denominazioni sottolineano il carattere mutevole della Dea che come tutte le divinità del pantheon induista conserva una duplice valenza, sia come dea spirituale che come elemento del mondo materiale. Come forza femminile è la Dea dell’energia e del cambiamento, erede dell’antica Dea della Morte. È la parte oscura della trinità induista composta da lei, da Lakshmie da Saraswati e come messaggera di morte è inevitabilmente legata al cambiamento e alla trasformazione. Il nome della Dea compare per la prima volta nei Veda ariani del VIII/V secolo a.C., ma è solo con l’era dei Purana che Kali compare nell’olimpo induista come emanazione potente della Dea Durga, divinità distruttrice di demoni. Questa descrizione è rintracciabile nella Devi Mahatmya del Markandeya Purana, tra il 300 ed il 600 d.C.

Come in tutte le civiltà antiche, in questo caso dravidiche o pre-ariane, la religione era dominata dalle figure femminili, che si vedono poi spodestate dall’arrivo di divinità maschili, guerriere. È il caso delle invasioni ariane che importano nuove divinità; ciò nonostante la dea Kali sopravvive al tempo e alle nuove forme religiose, tornando in alcune epoche a essere la divinità predominante.

L’induismo d’altronde si nutre di diverse scuole teologiche e alcune di esse identificano in toto il divino con la dea Kali, quindi con una figura femminile, mentre altre dottrine contrappongono comunque sempre al dio maschile la dea madre.

Insegnamento di Osho

Uomo di cultura profondissima, grande oratore e personaggio carismatico, Osho, il cui vero nome era Chandra Mohan Jain fu una figura decisiva nella storia del pensiero e della filosofia moderna. Definire in poche righe il suo pensiero è un’operazione assai ardua, dal momento che egli stesso definiva la sua filosofia una “non filosofia”.

© Andine - Fotolia

© Andine - Fotolia

I suoi insegnamenti si basavano su una forma sincretica che coniugava meditazione, amore per il prossimo, creatività, libertà e consapevolezza e attirarono milioni di seguaci da tutto il mondo. Per la visione di Osho le tradizioni classiche religiose e il socialismo si configuravano come sistemi statici, che impossibilitavano l’uomo nel raggiungere lo stato d’illuminazione. La meditazione in se veniva intesa da Osho come uno stato naturale dell’uomo, che troppo spesso si lascia distrarre dalle sollecitazioni esterne, siano esse di carattere materiale che emotivo.

Per raggiungere il silenzio interiore non è necessario forzare la mente con esercizi, deve avvenire in maniera naturale e per abituare l’uomo all’ascolto di se stesso Osho teorizza alcuni esercizi preparatori. Dato che il suo pensiero risente di varie influenze, oltre a quelle delle filosofie orientali, anche del pensiero occidentale si ritrovano in questi esercizi preparatori alcuni assunti che stanno alla base anche della moderna psicoterapia. Le tecniche attive spiegate da Osho si compongono di diversi tipi di meditazione definite “kundalini”, “nadabrahma” e “nataraj” e si basano sui concetti fondamentali che il corpo fisico deve riconoscersi appieno con la struttura psichica e che l’adepto deve, con un atto di volontà, liberarsi dai condizionamenti emotivi e sociali che lo accompagnano dall’infanzia.

Ancora oggi l’influenza di Osho si fa sentire in particolare in tutti quei movimenti vicini alla New Age, dopo essere stato parte integrante della controcultura degli anni Settanta.